01/02/2012
Diario di Dicembre 2011
Con questo mese di dicembre 2011,
si è concluso un anno meteorologicamente folle, in cui gli ultimi due mesi sono
stati caratterizzati - nel Lazio - da quaranta giorni di vento da nord
inframmezzati da una mareggiata anomala “a puntate” durata, nel complesso,
circa dieci giorni.
Praticamente la “stagione” era in
ritardo di due mesi e poi - con tutto questo vento da nord - ha fatto un salto
mortale in avanti ed è arrivata direttamente al “mare di marzo” senza passare
affatto per l’autunno.
Poco mare e poco pesce per tutti
quindi.
Piuttosto che scrivere un lungo
articolo di lamentazione per il cattivo tempo e di preghiere per un tempo
migliore, ho pensato di offrirvi la lettura di un lavoro molto valido che avevo
fatto nel 2009 ed è rimasto, fino ad oggi, inedito. Si tratta di un’intervista
con l’eterno campione Fabio Della Spora, al quale mi unisce una bella amicizia.
Si parla di pesca, di gare e anche di problemi del mare.
CHIACCHIERATA TRA AMICI - FABIO DELLA SPORA
Follonica è un luogo di pesca
particolare. Un ampio golfo esteriormente piatto, pieno di pesce disseminato in
tane nelle radici dell’alga, sparpagliate in un deserto apparente. A Follonica
c’è un circolo straordinario di cui ricordiamo la mitica festa del trentennale,
culminata in una cena con centinaia di invitati alla presenza del Sindaco, con
grandi ospiti d’onore tra cui il mitico Marò Un circolo di pescatori
particolarmente prestigiosi tra i quali spiccano i nomi di Antonino Vella e di
Fabio Della Spora. E proprio con Fabio Della Spora mi sono fermato a fare due
chiacchiere in un freddo pomeriggio di Carnevale.
(Zei) Allora la Coppa Carnevale?
(Della Spora) Purtroppo
quest’anno abbiamo dovuto rinunciare. La settimana scorsa il mare era troppo
torbido. Occorrevano almeno due settimane per una nuova autorizzazione dalla
Capitaneria e non si può certo disputare la Coppa Carnevale in piena Quaresima.
Peccato perché è una “Classica” e poi oggi (22/2/09 ndr.) si sarebbe potuto
gareggiare, infatti sono stato in mare e 3 saraghi li ho presi.
(Zei) Com’è la situazione nel
Golfo?
(Della Spora) Non buona ma
sempre discreta se pensiamo alle cose che succedono. In questo inverno di acqua
torbida e risacca i pescatori professionisti con i tramagli hanno fatto delle
stragi di saraghi spaventose impedendo di fatto alle femmine di accostarsi a
terra per la riproduzione. Un tizio che conosco mi ha detto :”Mi sono
organizzato meglio adesso ho 8 chilometri di reti”. Capisci Gherardo, 8
chilometri di tramagli su una barca sola! Questo significa che tutto il golfo è
avvolto dalle reti. Sono meravigliato che ci sia ancora qualcosa. Oggi, ad
esempio, ho catturato 2 saraghi in quella tana in cui li avevo presi con te
quando sei venuto per la Coppa Carnevale.
E poi ci sono le nasse per i
polpi. Questa pesca non era usanza locale ma poi alcuni pescatori venuti
da fuori hanno iniziato e,
disgraziatamente, moltissimi locali gli sono andati dietro. Adesso tutti i giorni nel
golfo di Follonica ci sono 3.000 nasse a posta fissa e prendono polpi. Non c’è
da stupirsi se sono calati fortemente e
i pensionati con la polpara non ne prendono quasi più. Anche le dimensioni sono
diminuite e si trovano polpi al massimo di un chilo.
(Zei) Quest’anno a
Civitavecchia e a Santa Marinella abbiamo avuto un grosso problema di
bracconaggio di ricci.
(Della Spora) No ultimamente
da noi non abbiamo avuto problemi del genere. Invece un guaio grosso che
abbiamo è quello della pesca irregolare della minutaglia. Non so se sei al
corrente che la pesca al “Rossetto” è consentita trattandosi di piccoli pesci
che non sono destinati a crescere, mentre la pesca al “Bianchetto” non è
permessa perché si tratta di minutaglia di qualsiasi genere. Ma io mi chiedo se
le reti abbiano gli occhi per distinguere il Rossetto dal Bianchetto? Quindi
quando il Sonar individua il banco di minutaglia e quando la rete a circuizione
volante lo circonda finisce, quasi sempre, per catturare tutto quello che
capita. Del resto poi nei ristoranti il bianchetto si trova e quindi ci sarà
bene qualcuno che lo cattura. Ora se tu conosci il danno che fanno le Cianciole
sui branchi di dentici e ricciole ti puoi immaginare il danno fatto su immense
popolazioni di pesci di pochi grammi. Un disastro.
(Zei) Da noi nel Lazio ogni hanno
abbiamo sempre più Serra, Barracuda e altri “ospiti caldi”. Da voi in Toscana
come vanno le cose?
(Della Spora) Si ci sono
tanti pesci “diversi”. La settimana scorsa all’Elba ho visto 2 pesci pappagallo
su una secca. Giravano tranquilli sul fondo. I Serra, invece, non sono tanti.
Ne prendono alcuni i pescatori che sono abituati a pescare a terra alle
scoglierine. Anche io ne ho preso qualcuno pescando “a terra” a Punta Ala. Più
numerosi sono arrivati i Barracuda. Specialmente a Follonica ho la sensazione
che i Barracuda si riproducano nella posidonia. Infatti si trovano fitti
branchi di piccoli esemplari sospesi tra gli steli verdi e ondeggianti.
(Zei) Hai notato cambiamenti
nel nostro sport? Io credo che le scuole di apnea abbiano provocato molte
trasformazioni e non sempre in meglio, almeno secondo me.
(Della Spora) Si pesca molto
diversamente. Adesso chi pesca in tana è considerato un povero disgraziato. Non
va di moda. Inoltre si pesca (almeno a parole) da trenta metri in giù. Gli
incidenti sono in aumento. Sincopi Taravana eccetera eccetera. Allora mi
domando: ma ha un senso? Non credo abbia senso. I miei pesci - non come
vent’anni fa – ma continuo a prenderli. Li catturo alle mie quote, non sono un
profondista. Scendo un po’ più fondo in gara, solo se devo farlo e malvolentieri.
Praticamente è una moda attuale quella di dire che le pescate si fanno solo in
40 metri d’acqua oppure in 2 metri. Eppure i vecchi e validi pescatori che
conosco pescano a tutte le quote, o meglio ancora, pescano alla quota dove quel giorno ci sono i
pesci.
(Zei) E’ cambiato di pari
passo anche il mondo dell’agonismo?
(Della Spora) So che molti mi
criticheranno. Ma io dico che in Italia c’è un appiattimento verso il basso.
Non è possibile che in 25 anni non sia venuta fuori una nuova eccellenza. Nicola
Riolo ha rivinto l’Assoluto a 45 anni. Al mondiale anche quest’anno abbiamo
avuto Ramacciotti, Bellani e De
Silvestri. Tutti Campioni per carità, ma sono gli stessi da anni e anni. Io non
ho mai apprezzato le gare a pinne perché non sono “in linea” con i regolamenti
internazionali. Penso che il Campionato Italiano la prima volta lo fai per
essere presente, poi lo fai per vincerlo e, alla fine, lo fai per restare in
Nazionale. Quindi se i regolamenti nazionali non sono in linea con quelli delle
gare internazionali i nostri atleti finiscono per prepararsi in modo errato.
Vedo tanti ragazzi prepararsi in modo atletico per fare lunghe distanze a pinne
e percorrere magari 2 miglia pinneggiando e pescando. Praticamente si limitano
a prepararsi per vincere il Campionato Italiano e non per le gare
internazionali. E’ un errore di tutte le Federazioni che sia svanito il
circuito di Coppa Europa, nel quale i giovani potevano maturare. Perché i
vecchi continuano a fare i loro piazzamenti ai mondiali? Perché avevano imparato
a pescare in un altro modo in un’altra epoca. E poi credo che nelle poche gare
internazionali bisognerebbe portare dei giovani motivati ad essere il nostro
futuro. Per esempio Cagnolati – ottimo pescatore e grande ragazzo – ha sempre
detto in modo molto onesto che non può dedicarsi più di tanto al nostro sport.
Che senso ha portarlo ad un Mondiale?
(Zei) Chi potrebbe essere un ragazzo valido per il
futuro?
(Della Spora) Barteloni ad
esempio è un ragazzo molto in gamba.
Anche il figlio di Carlo Lo Vicario che
ha nel padre un grande maestro. Carlo Lo Vicario ha molta fantasia nella pesca
e amore per il mare. E’ affascinante parlare con lui.
(Zei) Che possiamo fare per
salvare il nostro sport?
(Della Spora) E’ una vita che
dico: contiamoci! Le Aziende si stanno un po’ organizzando ma noi qui a
Follonica lo diciamo da 15 anni: attiviamo un permesso di pesca per contarci.
Ognuno di noi può fare un minimo sacrificio, magari un piccolo permesso di
pesca in apnea del valore di 10 o 15 euro annui. Chi potrebbe criticare un
piccolo sacrificio del genere in cambio della possibilità di contarci e – in
definitiva – per contare di più.
(Zei) Ma come mai, tra mille
difficoltà, i pescatori subacquei non mollano e – assai più dei “bombolari” –
continuano a tutti i costi a praticare il proprio sport nonostante la crisi
economica e i sacrifici?
(Della Spora) Chi si accosta
alla subacquea con le bombole lo fa accettando l’offerta turistica di qualche
Villaggio Vacanze o di qualche Diving, mentre il pescatore subacqueo si accosta
al mare quasi sempre da solo spinto dai
propri miti, da uno stimolo interiore e non certo da una attrattiva
pubblicitaria. Forse la spiegazione è nel fatto che viviamo in un mondo
“sanamente” ipocrita che nega l’istinto del cacciatore che è dentro moltissimi di noi. E’ un istinto
“scomodo” e a mente fredda ti dico che non è una cosa facile ma è un istinto
umano e non si può vivere nell’ipocrisia (vedi i parchi). Siamo comunque
cacciatori e pescatori. E poi è più umano e rispettoso cacciare lealmente
animali che vivono nel proprio ambiente naturale dove la predazione fa parte
del ciclo della vita? Oppure è più normale mangiare animali allevati in
condizioni disumane e uccisi da altri?
(Zei) Cosa fare per la
sicurezza in mare?
(Della Spora) La sicurezza è la cosa più importante. Io ho
sempre rischiato poco e niente. Nemmeno in gara andavo oltre le mie
possibilità. Uno lo sa quando va oltre. Lo sai quando ti spingi troppo. Mi
ricordo una volta in una gara a squadre ero con Antonino Vella a Favignana. Avevo 26 anni e la notte
precedente avevo fatto tardi in discoteca (ero rientrato alle 6 e alle 6,30 era
suonata la sveglia). Sbagliai una cernia bianca ferma sulla sabbia che era
impossibile da sbagliare. Ero un ragazzo ma ero prudente. Dopo questo episodio
sono risalito in barca e ho lasciato. Non bisogna commettere un errore spinti
da un altro errore. C’è sempre un’occasione successiva per prendere un pesce.
(Zei) Hai catturato qualche
pesce interessante ultimamente?
(Della Spora) Ripensandoci mi ricordo un branco di dentici
pazzesco su una tana di saraghi e corvine
in dieci metri d’acqua, da cui si
generava una piccola cigliata. Ero sceso a vedere la “buca” (mi ricordo che
c’era Piero sul gommone). Ho fatto il tuffo e ho visto un dentice di un chilo
che girava sulla tana (purtroppo avevo il corto con fiocina altrimenti avrei
tentato subito un aspetto). Allora sono risalito, ho preso il fucile lungo, mi
sono appoggiato sul fondo e – improvvisamente - mi sono venuti 60 o 70 dentici
da 1 chilo a 10 chili. C’erano dei bestioni mostruosi. Ero così sorpreso e
confuso che ho sparato al primo che avevo vicino a pochi centimetri dalla punta
del fucile (un pesce di 4 chili). Ce n’era qualcuno che aveva una testa che
sembrava un mostro, non posso smettere di ripensarci. Ma, ovviamente, al tuffo successivo non c’era
più una pinna. Sono cose che capitano, il dentice più grosso che ho preso nella
mia vita l’ho catturato proprio a Follonica. Il pescione era fermo con la testa
nell’alga e la coda di fuori, mi sembrava quasi una rana pescatrice. Per
fortuna quel giorno avevo il novanta.
(Intervista raccolta da Gherardo Zei)