Sportimeworld.it - Accessori per sub e la pesca sportiva

Diari del BassoFondo di Gherardo Zei
02/28/2010
Diario di Febbraio 2010

Diario di Febbraio 2010
(l'altro Eudi Show)

Tra il 12 e il 15 febbraio a Bologna c’è stato l’Eudi Show, grande appuntamento per gli espositori di settore ma soprattutto, secondo me, insostituibile momento di incontro fisico tra tutti gli appassionati del nostro sport. Sul web e sulla carta stampata decine di articoli e forum hanno già celebrato l’avvenimento in modo molto più completo e dettagliato di quanto possa fare un modesto appassionato come me. Non è quello della tecnica e della descrizione dei nuovi prodotti e materiali un terreno sul quale io possa competere.
Posso forse più efficacemente cimentarmi nel campo dei sentimenti e dei ricordi. Andando a cercare le somiglianze tra tutti noi pescatori nel modo di sentire e di vivere ogni risvolto, dettaglio e sfumatura di questo nostro sport unico al mondo.
Sono ragionevolmente sicuro che il primo Eudi al quale ho partecipato sia stato proprio a Bologna, poteva essere il 1997 o giù di lì. Nei diversi stand vedevo tanti campioni e tanti nomi celebri che ridevano e scherzavano tra di loro. E provavo un misto di ammirazione e soggezione.  La presenza di tante ditte importanti del nostro sport con bellissimi stand e la folla di pescatori che si accalcava toccando e provando le attrezzature, mi faceva sentire più sicuro e forte nella mia passione. Non ero più isolato in un mondo che non mi comprendeva, ma parte di una vasta comunità che affermava dei valori comuni. Mi sentivo sicuro di me perché parte di un gruppo ma al tempo stesso piccolo perché umile e sconosciuto pescatore in un vasto oceano di colleghi, certamente tutti più forti e più bravi di me. Ricordo che, ad un certo punto, incrociai tra la folla  Riccardo Molteni e volevo quasi parlargli ma non ebbi il coraggio. Lui probabilmente se ne accorse perché mi lanciò un’occhiata amichevole ma, a quel punto, fui io che, imbarazzatissimo,  abbassai lo sguardo tirando dritto. Da un paio d’anni scrivevo qualche articolo per la nostra storica rivista Pescasub. Erano i primissimi pezzi della rubrica “primi passi” per principianti, una cosa al mio livello. Ne ero esageratamente orgoglioso e per questo quando vidi dentro lo Stand della rivista Luca Laudati il direttore (famosissimo per le tante foto viste su Pescasub di cui ero lettore dal primo numero) presi il coraggio a due mani per andare a salutarlo. Mi intrufolai dentro lo stand, mentre mia moglie, che ne aveva già abbastanza dopo due ore di Fiera, mi aspettava fuori con dolce sopportazione. Mi avvicinai a Luca e lo salutai. Lui ovviamente non mi riconobbe ma, dopo che mi fui presentato, capì chi ero. Mi bastava e fui contentissimo. Anzi presi ancora più coraggio e decisi di trattenermi qualche minuto dentro lo stand. Non lontano c’era Marco Bardi che chiacchierava con alcuni appassionati. Senza essere invitato mi inserii nella conversazione e Marco, con la consueta semplicità, continuò di buon grado il discorso anche con me. A questo punto avevo preso troppo coraggio e mi presentai, sfoderando con orgoglio il fatto che avevo scritto qualche articolo per la rivista. Che imbarazzo! Marco ovviamente ignorava totalmente chi io fossi e non aveva letto niente di mio anche se, per squisita gentilezza, cercò in ogni caso di dire qualcosa di simpatico in modo da stemperare la figuraccia che avevo appena fatto. Mi diedi da solo dello stupido, anche se Marco fu così gentile che non mi fece pesare la gaffe e, in definitiva, me ne andai dall’Eudi felice e contento di avere preso un contatto diretto con quella comunità alla quale sentivo profondamente di appartenere.
Mancai dall’Eudi per un paio d’anni e ritornai a partecipare nell’anno 2000 (mi sembra che anche in quel caso fosse a Bologna). Di nuovo vedevo la folla dei pescatori da tutte le parti e di nuovo sentivo quel senso di forza che si prova quando si capisce di far parte di una vasta comunità. Quell’anno avevo compiuto quarant’anni, e ormai da cinque andavo in mare davvero tanto e scrivevo per la nostra rivista. Lo stile di vita del pescatore subacqueo mi aveva reso più umile ed equilibrato come persona e più bravo come pescatore. Quindi, quando arrivai davanti allo stand della nostra amata rivista, non pensai affatto ad intrufolarmi come avevo fatto tre anni prima, ma rimasi a debita distanza guardando chi c’era. A circa dieci metri davanti a me, proprio al centro dello stand, stavano conversando il direttore Luca Laudati, il leggendario commissario tecnico della nazionale Giannini e il mito vivente Marò. Vedevo Luca davanti a me, mentre Marò mi dava le spalle e Giannini era di profilo alla sua destra. Per me questi tre erano personaggi fantastici che facevano (e fanno tutt’ora) parte del mio personale Pantheon. Si vedeva che parlavano simpaticamente e scherzavano tra di loro ed era comunque bello per me trovarmi lì, perché, anche se ero un pescatore tra i tanti, mi sentivo sempre parte di una vasta comunità di fratelli del mare. A questo punto – e mi viene da ridere a ricordarlo – avvenne quello che al momento mi sembrò una specie di miracolo. Luca Laudati alzò gli occhi sopra la spalla di Marò, mi vide e mi salutò agitando il braccio. Per una frazione di secondo pensai che stesse salutando qualcuno dietro di me ma subito lo sentii che mi chiamava: “Gherardo, Gherardo vieni, vieni qui!”. E faceva anche cenno di entrare con la mano. Francamente mi sentivo confuso. Comunque mi affrettai ad entrare sorridendo più che potevo. “Ecco questo è Gherardo” disse Luca facendo un gesto verso Marò come a volermi presentare. Come in un sogno sentii Marò che diceva “Ah sei tu, finalmente ti vedo di persona. Mi piacciono i tuoi articoli”. E Giannini di rimando disse qualcosa che non ricordo, ma che significava, in parole povere, che anche lui sapeva benissimo chi io fossi. E la cosa più incredibile era che gli leggevo in faccia che era sincero! Strinsi calorosamente la mano a quelli che erano alcuni dei miei miti e che - improvvisamente e del tutto inaspettatamente - mi avevano accolto in mezzo a loro. E subito dopo, come se non bastasse, Luca ci invitò tutti e tre ad entrare nel suo piccolo ufficio dello Stand e ce ne rimanemmo li per una mezz’ora, seduti a parlare come vecchi amici. Anche se sono passati tanti anni da allora ed ho avuto l’onore di conoscere e di poter chiamare amici la maggior parte dei più forti pescatori del mondo, nulla potrà mai eguagliare l’irripetibile sensazione di quell’anno duemila a Bologna. Fin da bambino la pesca subacquea era l’unico vero sport che avevo desiderato praticare ma – anche se per tutta l’infanzia avevo trascorso lunghe vacanze al mare - la mia famiglia non era una famiglia di mare e non era stato facile trovare, solo dopo i trent’anni, la motivazione ed il coraggio per diventare un vero pescatore. Adesso non solo avevo imparato a pescare ma mi trovavo li all’Eudi Show, in quel luogo dove la nostra vasta comunità si incontra una volta all’anno, e scoprivo improvvisamente di essere conosciuto da tutti. Fui così felice che non trovo le parole per descriverlo e ancora oggi, ripensandoci rivivo la strana sensazione di quel giorno: un misto di gioia ingenua, commozione e gratitudine.
Credo di avere mancato negli ultimi dieci anni al massimo un altro Eudi Show (il secondo anno di Verona mi sembra). E anzi con il passare degli anni ho allungato e stabilizzato la mia presenza in Fiera, fino a portarla a due giorni pieni tutti gli anni. Ho tanti bei ricordi dei passati Eudi Show. Finché tra noi c’è stato Marò è stato  uno spettacolo ineguagliabile vederlo parlare con gli altri pescatori. Di solito restava in Fiera  una giornata intera; prendeva uno sgabello, occupava un angolo del bancone dello stand e cominciava a conversare con i primi pescatori che passavano. Dopo dieci minuti davanti al suo angolo c’era una folla di gente e così rimaneva tutta la giornata. Era un’immagine che oggi fa parte ormai della storia del nostro sport: Marò che raccontava le sue leggendarie storie di mare e, davanti a lui, non meno di sei o sette pescatori rapiti a bocca aperta. Una cosa magnifica dell’Eudi è che ti consente di rivedere gli amici, siano essi pescatori famosi o anche semplici appassionati, che non hai occasione di incontrare altrimenti. Si vive lontani, si pesca in mari diversi, ma una volta all’anno ci incontriamo all’Eudi. Poi può capitare un anno che non ci si vede nemmeno all’Eudi. Ma finché l’Eudi esisterà sappiamo che potremo avere sempre un’altra occasione l’anno prossimo per rivederci di nuovo e scambiare storie e impressioni di quel mare che amiamo tanto di un amore così grande e totale.
Ma quest’anno com’è andata? Io dico la verità che mi sono divertito. E’ vero, se vediamo la questione dal punto di vista tecnico e delle attrezzature, dobbiamo sempre registrare la defezione di alcune ditte, il ritorno di altre o l’insufficienza proprio delle cose che ci interessano. Ma per un pescatore subacqueo è sbagliato a mio avviso considerare l’Eudi come una Fiera nel senso proprio del termine. E per questo è sbagliato dare un’occhiata frettolosa e via. Per godersi l’Eudi e rivedere gli amici, rimanere una giornata intera è proprio il minimo. E se farete così restando con calma a chiacchierare con gli altri pescatori, allora vedrete che, alla fine, gli amici si incontrano e, se non si incontrano, questo non significa che non sono venuti. Perché, magari non tutti gli anni, ma tutti ci andiamo all’Eudi Show. Per esempio quest’anno non c’era la Totem eppure Fabrizio D’Agnano l’ho visto. Non c’era la Polosub eppure Giuliano Tagliacozzo è passato. Non c’era la C4, eppure ho avuto il piacere di rivedere Massimo Bonfanti. E potrei proseguire molto a lungo. Bisogna stare in Fiera e rimanerci con calma per vedere tutti i personaggi e vecchi amici del nostro mondo. E quando li incontriamo andare, senza il minimo imbarazzo, a conoscerli e salutarli. In effetti con gli anni, avendo fatto amicizia un po’ con tutti nell’ambiente, ho capito una cosa che quando ero più giovane non immaginavo. Ho capito che ai tanti simpatici e cordiali personaggi del nostro mondo subacqueo (i personaggi del “circo azzurro” come lo chiamo io) fa assolutamente piacere, nei due giorni dell’Eudi, parlare con tutti gli appassionati, condividendo con loro idee ed impressioni. Non c’è bisogno di fare niente di speciale per conoscerli, basta avvicinarsi e parlare. Mi ricordo, per esempio, che domenica sera ci siamo ritrovati con Gabriele del Bene, Stefano Bellani ed Emanuele Zara allo stand di Pescasub, seduti e stanchi come un gruppo di ragazzi davanti al bar la domenica mattina, e si rideva e si scherzava ormai “cotti” per due giorni di Fiera. Alcuni pescatori passavano e scherzavano con noi, ed eravamo e ci sentivamo tutti una grande famiglia. Questo è lo spirito giusto dell’Eudi, lo spirito che porta a comprenderne il significato profondo di un luogo di incontro che va molto al di là dei pur legittimi affari economici che vi si concludono in termini di business. Lo spirito di una comunità che si ritrova e si riunisce.
Del resto nel mondo del WEB dove ogni affare può essere effettuato senza muoversi da casa, se così non fosse, a cosa servirebbe una Fiera?

Scrivetemi, aspetto le vostre e-mail a gherardo.zei@sportimeworld.it

Gherardo Zei

Diario del BassoFondo