08/02/2010
Diario di Luglio 2010
Diario di Luglio 2010
Cari ragazzi, in questo diario del mese di luglio 2010 avevo pensato di raccontarvi qualche avventura di pesca dell’ultimo mese. Ma poi l’otite che mi costringe all’asciutto da una settimana mi ha reso sentimentale ed ho avuto voglia di tirare fuori una scatola in cui conservo vecchi racconti. Rileggendo questo omaggio al mare del Lazio che avevo scritto nel 2002 mi sono commosso, spero che piacerà anche a voi.
QUEL MARE CHE AMO
Si parla di sempre di fondali da sogno. Luoghi magici e incantati dove la natura sottomarina si presenta ancora come agli albori della creazione. Faraglioni di roccia bianca e di granito rosa. Paesaggi da cartolina dove pochi privilegiati del jet set vivono una vita da rotocalco rosa.
Ma i sentimenti per il nostro mare di casa dove li mettiamo? Per cento anni io potrei andare da qualsiasi parte intorno al globo terrestre ma, alla fine del milionesimo viaggio, amerei soltanto il mio mare di Santa Marinella e di Civitavecchia. E mi è davvero impossibile trovare le parole per descrivere i sentimenti che provo per quelle rocce del bagnasciuga di Capo Linaro o di Riva di Traiano che mi hanno visto arrivare frettoloso e solitario nelle giornate nuvolose d’inverno per strappare un paio d’ore di mare ad un tramonto gelido. Quelle pietre mi sembra di conoscerle e di amarle come se fossero persone. Certe volte sulla strada che mi porta alla Frasca mi verrebbe voglia di salutare una per una le curve della via Aurelia e le colline e gli alberi della pineta, come se fossero vecchi amici che hanno custodito per me quei luoghi tanto amati. Non so proprio con quali parole posso descrivere quello che provo per quel mio grotto basso di Santa Marinella che alternandosi alle praterie di posidonia nella luce opaca, mi ha tenuto compagnia mentre consumavo decine di paia di pinne in nuotate che sembravano non voler mai finire.
E proprio così, quando i sentimenti si affollano troppo nel petto è impossibile trovare le parole e allora non rimane che tacere e vivere. Ed ecco la storia di vita in mare che voglio raccontarvi oggi.
Sono appena rientrato da una settimana di vacanza in Corsica in cui ho visitato tanti posti da cartolina ed ho pescato e nuotato in onde straniere. Ma adesso sto tornando a casa. La strada polverosa dietro la centrale dell’Enel mi porta verso la Frasca. E poi davanti a me improvvisamente ecco il mio mare! Come un esplosione nel cuore! Sulla destra vedo il campeggio della Frasca ed i molti Camper di un turismo povero e domenicale. In lontananza sul mare si scorge il terminal petrolifero con i rimorchiatori che si affaccendano intorno ad una petroliera che sta scaricando. Questo posto farebbe rabbrividire d’orrore quasi tutti i turisti del bel mondo che ho incontrato nel corso del mio viaggio in Corsica e non credo proprio che i Vip dei rotocalchi verrebbero a trascorrere qui le loro vacanze. Ma cosa capiscono i Vip dei rotocalchi del mare? Ovviamente niente!
Mi vesto in un attimo e via in acqua dentro il mio mare come un nascituro potrebbe nuotare nella pancia della madre. Alla terza ora di pesca si alza un maestrale sostenuto che scaglia le onde contro la costa bassa. Tutta la zona canta il ritmo allegro e sincopato della risacca e della bianca schiuma. Con le cavigliere e lo schienalino faccio l’aspetto e l’agguato proprio di giustezza sotto il cavo dell’onda e scivolo nel torbido circondato da miriadi di castagnole e di salpette. Improvvisamente mi viene incontro leggermente dalla sinistra una bella Ricciola. No è un Serra! Sono quasi allo scoperto. Il Serra mi sente e si allarga fuori tiro cominciando a passarmi di fianco. Io mi immobilizzo e mi schiaccio sul fondo facendo il finto morto, ma cercando nel contempo di brandeggiare quasi sotto il mio corpo per metterlo in mira senza farmene accorgere. Il Serra è bello, fiero e maestoso come un principe della risacca e non è abituato ad avere molti avversari nella schiuma. Per questo sottovaluta quella strana creatura immobile con gli occhi socchiusi apparentemente tremante e schiacciata nella sua buca. Per questo commette un errore: stringe la curva per vedermi meglio. Ormai il fucile è in mira e, forse, il pesce è a tiro. Il mio Cyrano ce la può fare. Parte la freccia e colpisce il Serra giusto sopra la pinnetta addominale. L’avrò passato? Decido di forzare il recupero approfittando del momento di sbandamento del predone e tiro il nylon a grandi bracciate. Riemergendo riesco quasi ad afferrare l’asta. A questo punto scoppia il finimondo e per qualche secondo non posso fare altro che stringere l’asta che sembra piegarsi nelle mie mani come se fosse posseduta da un tornado. Ma in una pausa della sfuriata riesco ad afferrare il Serra con la sinistra e finirlo con lo stiletto. Magnifico pesce di circa quattro chili! Solo adesso mi accorgo di quanto sono stanco, felice e, come spesso mi accade in acqua, anche commosso. Lancio un urlo inarticolato di gioia come un grido d’amore verso le mie onde. Se il mio cuore potesse spandersi nell’aria si diffonderebbe lungo tutta la costa: dalla spiaggia assolata delle Murelle volerebbe verso le acque limacciose del Mignone e la pineta di Punta Quaglia. Il mio cuore planerebbe sopra l’Aurelia superando l’antemurale di Civitavecchia e il Pirgus e la Lega Navale e poi si spingerebbe verso Punta delle Vipere e infine volerebbe in faccia al sole laggiù verso Baia di Levante e le secche … fino a Macchia Tonda e a Palo. Mi sento tanto pieno di amore che sono confuso, ma una sola cosa è certa dentro di me. Questo è il mio mare, e io sono nato con lui e morirò con lui!
La costa del Lazio povera e bistrattata sa regalarmi emozioni che i grandi “signori” del turismo d’èlite e degli yacht d’altura non capiranno mai. Ma che ne sanno loro del Mare? Niente per l’appunto… come dicevo prima.
Scrivetemi, aspetto le vostre e-mail a gherardo.zei@sportimeworld.it
Gherardo Zei