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Diari del BassoFondo di Gherardo Zei
07/06/2009
Diario di Giugno 2009

Diario di giugno 2009
(pioggia e inquinamento)

E che diamine, ma non smette più di piovere? Credo di non sbagliare se dico che ogni singolo mese di questo anno 2009 ha piovuto almeno il doppio dello stesso mese dell’anno scorso. Il mare ne risente perché così tanta acqua dolce cambia proprio la composizione chimica dell’acqua salata. E poi ci sono i  pesticidi, ci sono i residui chimici industriali e delle altre attività umane. Il pesce soffre e si affonda chissà dove, pronto a rientrare al minimo segno di miglioramento, perché gli animali marini hanno bisogno, per natura, di riavvicinarsi alla terra.
Ad inizio mese ho incontrato fitte nubi di mangianza e molto pesce di entrata, poi la pioggia. Sono bastati pochi giorni di pioggia e di scirocco (che nel Lazio nord porta l’acqua dolce e inquinatissima del Tevere) per far sparire tutto il pesce. Dove prima (intorno al dieci del mese) c’erano nuvole di mangianza  erano rimasti solo sparuti gruppetti di castagnole e qualche boga isolata. Dove c’erano sterminati branchi di salpe al pascolo erano rimasti solo gruppetti di esemplari di piccola taglia rimasti esclusi, per inesperienza, dalla ritirata generale. L’acqua non era particolarmente torbida ma aveva uno strano colore ambrato ed era carica di una diffusa sospensione. In superficie molti residui galleggianti facevano apparire il mare del sottocosta quasi simile alla superficie limacciosa di un fiume. E sul fondo? Sul fondo regnava una tranquillità senza pesci. Le tane e gli areali di caccia erano vuoti come una casa abbandonata. Solo sciami di donzelle e qualche perchia bellicosa animavano i miei appostamenti con le loro evoluzioni. Traguardando l’orizzonte dei pianori sommersi vedevo rade famigliole di tordi pavone che facevano carosello davanti alle rispettive tane e branchi di saraghetti fasciati sottopeso che si avvicinavano, seguiti da qualche piccolissimo maggiore imbrancato per sbaglio. Si sa che in queste condizioni una cattura è un fatto casuale. Per questo  mi sono goduto un paio di nuotate sulle mie vecchie cigliate al largo, dove gli sbalzi di batimetrica si alternano ad estensioni di grotto senza fine, che confondono la vista del pescatore, generando strani miraggi di franate e buche.
Dopo circa una settimana di tempo finalmente buono sono partito per la Puglia e più precisamente per la costa adriatica del Salento. I primi tre giorni il pesce stava entrando: ho catturato qualche dentice ed ho visto una bella ricciola in lontananza. Conosciuto il posto stavo giusto pianificando le uscite successive per tentare di catturare almeno un dentice grosso, quando ha ricominciato a piovere. Anche qui dopo le prime ventiquattro ore di pioggia: acqua ambrata, sospensione e scomparsa del pesce. Nei punti dove, solo il giorno prima, c’era il carosello di denticiotti, non restava più nulla. Soltanto un fondale di alto coralligeno, che si appoggiava sulla sabbia generando la insopprimibile sensazione che lì non ci fosse mai stato nessun pesce. Eppure non me lo avevano raccontato: i dentici li avevo visti con i miei occhi. Comunque ero in vacanza e quindi mi sono egualmente immerso tutti i giorni. E, alla fine, dai e dai, ho catturato un bel serra. Prima di sparare pensavo fosse una ricciola e non ci volevo credere di catture un serra anche qui. Molti dicono di non averne mai visto uno in vita loro, mentre io sembra che ultimamente non catturi altro. Consideriamo pure normale che io li catturi nel Lazio dove ce ne sono di più rispetto alle altre regioni italiane. Ma qui in Puglia? Ho chiesto a Nic Refolo che abita a Lecce e mi ha confermato che ormai ci sono anche in Puglia. Ne è stato catturato uno anche durante la recente semifinale dei campionati italiani. Comunque ho concluso la vacanza facendo una pescata divertentissima con il grande Nic Refolo, anche se non è “uscito” molto pesce in quanto anche a nord di Lecce l’acqua era molto brutta.
Rientrato nel Lazio ho trovato ancora la stessa acqua che avevo lasciato ed il pesce assente. A questo punto questo mese di giugno 2009 ci suggerisce di fare qualche riflessione sull’inquinamento e sul comportamento degli esseri umani.
Io vado in mare tutti i mesi in tutte le stagioni e affermo che, da tanti anni ormai, quando arriva molta acqua dolce dai fiumi il pesce sparisce. Certo io sono un etologo dilettante, come tutti i pescatori subacquei. Ma, senza pretese scientifiche, mi limito a fare soltanto una constatazione in base a quello che vedo. Non avete anche voi la stessa impressione? (non aspetto la risposta perché sono sicuro di si).
Dunque se il pesce fugge e affonda quando i corsi d’acqua si buttano in mare più copiosamente, questo significa che, in questi corsi d’acqua, c’è qualcosa che non va. E non mi riferisco all’inquinamento organico di cui si parla tanto, sbandierando pomposamente a destra e a sinistra il numero di nuovi depuratori messi in funzione (sulla cui efficacia potremmo parlare un’altra volta). Mi riferisco piuttosto a tutti i prodotti chimici, in particolare quelli dell’agricoltura e dell’industria! Ma – io dico - se abbiamo letto tutti, da notizie di stampa, come nei fiumi sia rilevabile addirittura una quantità di cocaina (e non credo che gli italiani siano tutti drogati), mi chiedo ma quante altre quantità di sostanze chimiche finiscono in mare? E per quanto tempo il mare potrà reggere questo impatto distruttivo? Verrà un giorno in cui il pesce non avrà più un posto dove rifugiarsi e dovrà soccombere all’inquinamento? Temo proprio di si. Ho paura che avverrà prima di quanto pensiamo. Ed è mio parere personale che nessuno stia facendo niente di serio per evitarlo. La politica dell’ambientalismo, infatti, non è molto più di una bella frase. In pratica l’ambientalismo è un curioso miscuglio di interessi, di spettacolo e di buona volontà di persone che non hanno conoscenze sufficienti per poter fare qualcosa di utile, e vengono sistematicamente ingannate. Gli interessi politici sono fin troppo evidenti. A parte le cariche politiche di carattere generale ci sono soprattutto quelle specifiche. Gli incarichi di presidente del parco, amministratore del parco, consigliere di amministrazione del parco e poi di impiegato del parco eccetera eccetera. Quindi l’importante è trovare i fondi e fare tanti parchi sulla carta. Basta che ci sia un bell’ufficio con tanto di carta intestata e di timbro e magari, per soprammercato, un potere di veto/nulla osta su qualche attività del mare da gestire in termini clientelari o con qualche nuova gabella locale. Se poi si fa qualcosa di utile o inutile per il mare di sicuro a quelli del parco di solito gliene importa poco o niente.
Quando parlo di “spettacolo” nell’ambientalismo mi riferisco alle “iniziative show” sulle quali si raccolgono tanti fondi per quello che potremmo chiamare il “circo ambientale”. Non mi nascondo dietro ad un dito e voglio dire esplicitamente di cosa parlo. Mi riferisco alle grandi inutili iniziative per difendere le balene, i delfini, le foche, gli squali eccetera eccetera. Grandi sceneggiate. Assalti a colpi di spruzzi contro le baleniere giapponesi. Striscioni srotolati dall’alto di  gru di quaranta metri. Trasmissioni sulla TV satellitare. Articoli sui giornali di tutto il mondo. E tanti fondi raccolti da una rete capillare di volontariato (che poi sappiamo essere, spesso, un modo per sottopagare giovani disoccupati con un rimborso giornaliero) che chiede alle persone un contributo economico, fermandole per strada nel centro delle grandi città. E le persone oneste e benpensanti pagano pensando ci sia qualcuno che si occupa dell’ambiente. Ma cosa pagano? A mio avviso nulla. Nulla tanto per cominciare perché non credo che queste associazioni nella sostanza facciano nulla in assoluto. Ma anche ammettendo che facciano qualcosa, mi chiedo se davvero ha un senso impiegare gran parte delle risorse disponibili in campo ambientale per difendere balene, delfini, foche eccetera. Ha senso? Non ha alcun senso. La pressione antropica sul mare è talmente forte che il problema non è se alcune specie di mammiferi marini siano a rischio di estinzione (destino peraltro toccato a tante specie nel corso della storia del pianeta). Il problema è se il mare potrà sopravvivere e con esso la vita stessa sul pianeta e, ovviamente, la razza umana. Se poi il mare sopravviverà con altre specie o con tutte quelle attuali è un problema serio, ma di secondo grado rispetto al primo. Forse molte persone nelle città credono che in mare ci siano principalmente delfini e balene, perché questo insegna una sottocultura assurda di documentari show e di cartoni animati con pesci parlanti. La gente che in mare ci va tutti i giorni i delfini e le balene non li vede mai. Qualche forte pescatore non ne ha mai visti in tutta la vita, eppure conosce benissimo il mare e tutte le specie più comuni. (di sicuro meglio di tanti documentaristi, di tanti professori e disegnatori di cartoni animati). La gente che va in mare tutti i giorni vede che di pesce ce n’è sempre meno e che l’inquinamento (insieme alla pesca industriale) rischia di distruggere la vita stessa nel mare (altro che balene). La gente che va tutti i giorni in mare ricorda che quando le fogne gettavano direttamente in mare le zone davanti agli scarichi erano piene di pesce e oggi, che ci sono sempre più depuratori, di pesce invece non ce n’è quasi più. La gente che va sempre in mare ha paura seriamente dei veri e drammatici pericoli dell’inquinamento e non sta certo tutto il giorno a pensare a delfini e balene.
Purtroppo molta onesta gente di città è cresciuta con i cartoni animati di delfini parlanti e con spettacoli di orche ammaestrate nei delfinari ed ascolta come se fossero parole sacre (mi dispiace dirlo ma è così) le cose dette da molti paludati professori universitari i quali snocciolano suggestive e molto erudite disquisizioni su come, ad esempio, lo squalo sia indispensabile nell’ecosistema marino. Belle parole, scritte con cura a seguito di qualche ricerca molto specialistica, effettuata in qualche atollo sperduto del pacifico a spese dei contribuenti. Peccato che questi signori non siano in mare, nel nostro mare italiano, una settimana dopo l’altra a vedere come sta diminuendo drammaticamente la popolazione di cefali in tutta la costa nord del Lazio. Eppure i cefali resistono all’inquinamento e, quando le fogne buttavano direttamente in mare, si formavano davanti agli scarichi sterminati branchi di questo pesce. Ma allora cosa c’è in mare? Vorrei che questi grandi professori me lo dicessero. Ma francamente sono convinto che non ne abbiano la più pallida idea e non possano dirmi proprio nulla, a parte le solite chiacchiere prima di avviarsi verso il buffet.
Quindi credo che la convinzione che possiamo maturare in questo mese di giugno pieno di pioggia e povero di pesce è che nessuno si sta occupando dei problemi ambientali, anche se esistono decine di partiti, di associazioni e di pubbliche istituzioni che si vantano di farlo. Se capiremo che non lo sta facendo nessuno e che, da questo punto di vista, il mondo sta andando alla deriva, avremo fatto il primo passo da cui potrà forse nascere qualcosa di positivo.

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Gherardo Zei

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